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“Il paese delle mafie“, componimento di Luigi Visciglia
 sabato 8 luglio 2017 17:36
“Il paese delle mafie“, componimento di Luigi Visciglia Nel paese di Cuccagnella
hanno rubato l’albero della cuccagna.
Nulla videro i presenti omertosi.
Bellissimo è il paese di Cuccagnella:
le Alpi gli fan da corona,
un’isola da sgabello,
i mari da immondezzai
o da cimiteri senza croci.
Tutti visitano il Bel Paese:
Gheddafi si sentì a casa sua,
accolto, corteggiato, riverito, vezzeggiato,
con reverenza il figlio del puparo
chinò il ginocchio, abbassò la testa e gli baciò la mano.
Servile è il loro contegno.
La società è controllata da:
cosche, famiglie e comitati d’affari;
fan da padroni: la ‘ndrangheta, la camorra, la mafia,
i colletti bianchi sono maestri nella gestione.
L’unione e il sodalizio di queste libere associazioni
hanno divorato, digerito, metabolizzandosi
con metamorfosi in sembianze umane,
omologandosi e mescolandosi come camaleonti
nella società occupata.
Il Supremo, “colui che tutto muove”,
disse: “Questo paese venga governato
oligarchicamente, con parvenza democratica,
la consultazione elettorale sarà una farsa,
con l’aiuto della corruzione ed il clientelismo
abbiamo la maggioranza. Il listone dei nominati
venga diviso in più liste con simboli diversi,
per una parvenza democratica,
ogni famiglia avrà il candidato”.
Andare alle urne produce un’isterica euforia,
tutti sono eccitati, esultano, tifano per il loro
candidato, partecipano a comizi elettorali,
riunioni banchettare, ricevono volantini,
buoni benzina, denaro…
Dimenticando i valori civili, le loro preoccupazioni,
i debiti, l’Equitalia, i pignoramenti… tutto nell’oblio.
Per i gestori del potere, ogni lista vincente o perdente
rappresenta una loro vittoria.
Alla fine dello spoglio elettorale
l’euforia raggiunge l’apice con sfilate di macchine,
suoni, strombettamenti assordanti,
auguri, abbracci e baci dei vincitori.
Lentamente la luce diventa fioca,
l’euforia, stanca di un’eccessiva isteria collettiva,
lascia il posto alla triste normalità.
Le mafie e i comitati d’affari vincono sempre.
I perdenti, non affiliati, sono una minoranza
etnica da gestire.
Non dimentichiamo che la mafia è la forma
più violenta del capitale, per la conservazione dei privilegi.
Si formano i loro governi.
Giornali, televisione, acculturati,
tutti asserviti al nefasto potere.
Occupati gli spazi istituzionali,
assumono accoliti e compari nella pubblica amministrazione,
aumentando il clientelismo,
garantendo un vitalizio parassitario agli affiliati,
fidelizzandoli per le future elezioni.
I proditori hanno lacerato lentamente
il tessuto sociale, vendendo e portando al fallimento
le aziende leader.
Riducendo il flusso monetario e facendo lievitare
il debito pubblico, si ha una caduta dei consumi,
producendo una crisi pilotata dalla Banca centrale
(gestita dai poteri forti)
per far perdere parte di sovranità nazionale.
Tasse, balzelli, mancanza di liquidità nei mercati,
aumento della disoccupazione, partoriscono la crisi sociale,
dove il commercio è indebitato con lo Stato,
le famiglie con la perdita del posto di lavoro
e la mancanza di liquidità.
Vivono una situazione drammatica,
trovandosi nella situazione di non poter pagare
i tributi vessatori.
L’Ufficio delle Entrate perseguita commercianti e famiglie,
fino al pignoramento e alla vendita all’asta dei loro beni.
Come può uno Stato vessare e spogliare i suoi figli,
sapendo che non hanno liquidità per pagare le tasse?
Il filosofo Solone fece promulgare una legge
dove azzerava tutti i debiti verso l’erario.
Se l’andamento economico seguirà il corso attuale,
in breve tempo avremo un forte aumento
dell’indebitamento che sfocerà in un fallimento
sociale, definendo il Bel Paese “la nazione dei falliti”.
Le associazioni di volontariato: Avo, Avis, e principalmente
la Caritas, sono vicine alle famiglie
cadute in disgrazia, vengono aiutate dai volontari
“angeli senza ali” con parsimonia e discrezione.
Nonostante tutto, l’informazione televisiva statale
viene premiata con sperpero di denaro dei contribuenti,
ormai anemici e morenti economicamente,
con stipendi faraonici, mortificando chi svolge
un lavoro faticoso con una retribuzione da fame.
Lavori pubblici e appalti truccati, con lievitazione
dei costi, usando materiali scadenti.
Tir, treni, navi, trasportano veleni da far sparire,
interrandoli o inabissandoli nel mare,
lo chiamano smaltimento dei rifiuti,
senza controllo, con l’aiuto omertoso
dell’apparato delle istituzioni statali.
Inquinamento, droghe, tumori, leucemie,
terre dei fuochi, dilagano.
I diritti civili sono un optional in via d’estinzione.
La sanità un lontano ricordo.
La scuola, fonte inesauribile del sapere e della conoscenza
per lo sviluppo di una società erudita,
è attuale il pensiero del poeta Ungaretti:

“Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro.
È il mio cuore
il paese più straziato.”

Con la distruzione della casa della cultura,
diverremo più poveri spiritualmente, conformisti,
insensibili all’altrui povertà che diverrà la nostra.
La cultura ci nutre di libertà, conoscenza e discernimento.
La manovalanza del potere, anche da condannato,
vive una libera latitanza.
I Santi!
Instatuati, portati in processione dagli idolatri,
salutano con l’inchino il potere terreno.
All’arresto di un latitante nella propria casa,
il vicinato protesta solidale e bacia la mano al potentato.
Vano sacrificio quello di Falcone e Borsellino,
figli di quella minoranza etnica
che il potere istituzionalizzato volle uccidere ed eroizzarli.
Il Pool,vecchio ricordo di un organo di contrasto
al malaffare, è stato smantellato per non
infastidire gli amici.
La Commissione Antimafia vola e sorvola,
gestita umanamente con tutte le debolezze umane,
i membri nominati dai Governi di turno.
Lo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose,
fascicoli, faldoni, indagini, senza nessun esito.
Nel paese di Cuccagnella non ci sono scandali, tutto è illecito,
l’importante è mantenere un equilibrio incerto,
per una pax mafiosa.
In una girandola di giochi, sprechi, masturbazioni mentali,
orgasmi abortiti e canzonette, ricomincia il carosello.
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