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Sinistra Italiana: le primarie strada non più praticabile
 lunedì 27 marzo 2017 19:58
Sinistra Italiana: le primarie strada non più praticabile In questi giorni, forse anche per la presenza della commissione prefettizia, si è riaperto il dibattito sulle prossime elezioni amministrative ed in particolare sul tema delle alleanze.

Possiamo, in linea generale, trovarci d’accordo con quello che scrivono vari esponenti riconducibili all’area del centrosinistra (ex-centrosinistra sarebbe più corretto): la necessità più impellente è un processo inclusivo di tutto quello che si ritrova nell’idea di sinistra. Un allargamento che, a nostro avviso, dovrebbe necessariamente andare persino oltre cercando punti di contatto con le esperienze associative e civiche che operano nella nostra città, con le forze sindacali. Un coinvolgimento che possa partire, naturalmente, dai programmi e dai progetti.

Appare chiaro che ci sia la necessità di discutere del futuro finanziario della nostra città, analizzare alcuni passaggi – come la ridefinizione dei mutui che hanno “ammazzato” le generazioni future – ed alcuni progetti che rischiano di affossare le capacità d’azioni delle amministrazioni che verranno, costruire un percorso, anche nella gestione dei rapporti con le municipalizzate e con i servizi esterni, che possa tutelare il cittadino, oggi troppo vessato, e l’ente, rispetto al vero problema della nostra comunità: l’evasione/elusione contributiva. E sono decine i temi che meriterebbero attenzione e discussione proprio alla luce dell’assenza d’azione amministrativa dell’ultima sindacatura.

Il tema centrale su cui, però, oggi sembra porsi l’attenzione è quello della scelta del candidato a sindaco. Non neghiamo la centralità del tema, pur ritenendo che sia secondario rispetto al programma. Quello che, rispetto agli ultimi interventi, ci trova in disaccordo è il riferimento alle primarie di coalizione.

Le primarie hanno, a nostro avviso, esaurito il proprio percorso. Troppe volte abbiamo potuto osservare come si riducessero ad una mera prova di forza mossa più dal clientelismo che dal desiderio di partecipazione ed inclusione. L’esempio più eclatante lo abbiamo avuto con le primarie per la scelta del candidato alle elezioni regionali: pezzi del centrodestra in fila ai seggi, cittadini che partecipavano al voto chiedendo il tagliandino perché “devo far vedere che ho votato”, masse di elettori portati con furgoni. In Calabria, giusto per rendere chiaro come sia un dato “fuori controllo”, ci fu un’Affluenza dieci volte superiore a quella dell’Emilia Romagna. E sono numerosi gli episodi di primarie falsate in tutt’Italia, da Napoli a Palermo, passando per la Liguria e la Campania. Appare chiaro che le primarie, almeno quelle di coalizione, non siano più uno strumento adeguato a garantire la partecipazione e/o la democrazia nella scelta dei candidati.

Ed anche il riferimento al 2013 merita un chiarimento, sempre evitato in questi anni.

Abbiamo, in quel periodo, lavorato affinché si arrivasse ad una scelta unitaria e condivisa. Ed il passaggio della scelta attraverso le primarie di coalizione ci sembrava adeguato. La discussione sembrava aver anche portato ad un accordo che, però, venne meno all’improvviso per scelta esclusiva del PD. Mesi di trattative cancellate dal Commissario regionale D’Attorre. L’effetto fu quello di vedere interi pezzi del centrosinistra defilarsi e lasciare solo il candidato a sindaco Giovanni Torchiaro. Noi stessi riflettemmo molto sul da farsi e, con senso di responsabilità, appoggiammo la candidatura pur ritenendo il metodo, non il nome naturalmente, pessimo. E, anche al netto di quegli avvenimenti, risultò chiaro il limite “tecnico” dello strumento dal momento che pezzi di quell’esperienza abortita si ritrovano, oggi, tra le file di un’amministrazione di centrodestra.

Oggi, quindi, non possiamo assolutamente pensare che quello delle primarie sia un percorso fattibile. Pensiamo, piuttosto, che, partendo dall’esperienza di “Corigliano Bene Comune”, si possa aprire una discussione sulla base della condivisione e della collegialità descritta precedentemente. Ed anche in questo caso, sarebbe utile ricordare a chi oggi pretende di decidere chi e che cosa può definirsi “centrosinistra” che noi c’eravamo quattro anni addietro, ci siamo assunti le nostre responsabilità ed abbiamo cercato anche di costruire una collaborazione con i gruppi consiliari. Questa condivisione e questa collaborazione, non è mai stata messa in atto per scelta unilaterale da parte del PD. Tranne rari casi mai nulla è stato condiviso in vista dei consigli comunali.

Oggi, per Sinistra Italiana, l’esperienza del centrosinistra è chiusa. Chiusa dalle scelte – liberiste e profondamente contrarie all’idea di sinistra – messe in campo dagli ultimi governi PD (Monti, Letta e Renzi). Centrosinistra mortificato anche dalle scelte del Presidente Mario Oliverio in Calabria.

Questo non significa non cercare di costruire, nei territori, esperienze che potrebbero andare oltre e/o ricomporre situazioni, ora, frammentate. Dirimente, però, è sia il percorso – dove nessuno può pretendere d’avere tutte le risposte ovvero diritti di “sovranità” dati da una del tutto presunta maggior consistenza elettorale – sia la capacità di inclusione e di rottura con le pregresse esperienze pre-elettorali che, nella nostra città, persino quando vinceva Armando De Rosis (e perdevano i partiti), hanno portato a sonore sconfitte.



Alberto Laise, Coordinamento provinciale Sinistra Italiana
    COMUNICATO STAMPA
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