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IL PERSONAGGIO: GENNARO IVAN GATTUSO
 sabato 31 ottobre 2015 12:11
IL PERSONAGGIO: GENNARO IVAN GATTUSO Gennaro Ivan Gattuso nasce a Corigliano Calabro (Cosenza) il 9 gennaio 1978. Respira aria di calcio fin dall’infanzia grazie a papà Franco che in gioventù aveva giocato a buon livello arrivando fino alla serie D. Compiuti i dodici anni Rino, dopo essere stato scartato dal Bologna, viene scelto dal Perugia; per lui c’è la gioia di essere stato scelto da una squadra professionista ma anche il dispiacere per lasciare la casa così presto rispetto ai suoi coetanei.
A Perugia gioca negli Allievi Regionali fino allo scudetto primavera vinto nel 1997: Gattuso viene eletto miglior giocatore di quell’anno. Fa il suo esordio nella nazionale italiana Under 18 nel campionato europeo. Arrivare poi l’esordio in serie A a soli 17 anni: è il 22 dicembre 1996 a Bologna.
Il suo talento viene apprezzato fino al di là della manica: accetta di trasferirsi in Scozia dove i Rangers di Glasgow gli offrono un contratto quadriennale. I primi mesi sono particolarmente difficili ma Rino Gattuso grazie alla sua grande forza e determinazione conquista la fiducia del tecnico Walter Smith che lo schiera immediatamente titolare in prima squadra. In breve diviene l’idolo di Ibrox Park, e proprio lì nello stadio scozzese inizia a farsi notare a livello internazionale.
A Glasgow conosce Monica, che diventerà sua moglie e gli darà due figli: Gabriela (nata nel 2004) e Francesco (nato nel 2007).
Nella stagione successiva i Rangers cambiano allenatore: Dick Advocaat vuole far giocare Gattuso come difensore così cominciano i contrasti con il tecnico. “Ringhio“, così soprannominato per la sua tenacia costantemente dimostrata in campo, vuole cambiare squadra. Arrivano molte offerte da club della Premier League, ma la voglia di tornare in Italia è forte, così accetta di vestire i colori della Salernitana.
Intanto arriva a giocare nella nazionale Under 21: nonostante la propria ascesa e nonostante un campionato ben giocato, la Salernitana per un solo punto retrocede in serie B. Al giocatore sono interessati Milan e Roma: a Salerno lavora il team manager Ruben Buriani, ex giocatore e dirigente del Milan, il quale fa da tramite conAdriano Galliani per il trasferimento di Gennaro Gattuso a Milano.
La carriera di Rino con la maglia rossonera sarà in continua crescita: il quarto anno inizia con i preliminari di Champions League contro lo Slovan Liberec passando da Deportivo, Bayern e Real Madrid; fino alla semifinale con i cugini dell’Inter per arrivare alla magica notte di Manchester: 120 minuti di gioco contro la Juventus, poi i rigori che consegnano al Milan la Champions League.
Ottime le prestazioni in campionato: Gattuso diviene sempre più un trascinatore, per i compagni di sqiadra e per i tifosi. In particolare il rapporto con questi ultimi è speciale: è straordinario come il giocatore trae forza dall’incitamento e come sia altrettanto capace di incitare lui stesso il pubblico a sostenere la squadra.
Nel 2005 il Milan arriva alla finale di Champions ad Istanbul contro il Liverpool. Dopo un primo tempo perfetto in cui la squadra umilia i reds travolgendoli con tre reti, accade l’inimmaginabile: 8 minuti di distrazione e gli inglesi riescono nell’incredibile impresa di pareggiare le sorti dell’incontro. L’incontro termina fatalmente ai rigori che vedono il Liverpool campione. Sarà la più grande delusione della carriera di Gennaro.
Ma l’occasione di riscatto arriva il 23 maggio 2007 quando proprio contro il Liverpool, due anni dopo quella amara sconfitta, si aggiudica la sua seconda Champions League. Il 16 dicembre successivo si aggiudicato anche la Coppa del Mondo per club.
Il debutto nella nazionale maggiore avviene il 23 febbraio 2000 contro la Svezia, partita conclusasi 1-0 in favore dell’Italia. A 24 anni Gattuso prende parte alla sua prima grande manifestazione con la nazionale, i Mondiali 2002, dove colleziona due presenze.
Nella sfortunata spedizione azzurra degli Europei 2004 in Portogallo, Gattuso dà il suo contributo soltanto nella partita di apertura contro la Danimarca, partendo dalla panchina e subentrando a gara inoltrata, e nella seconda sfida contro la Svezia, nella quale viene ammonito, saltando così l’ultima sfida contro la Bulgaria. Diventa titolare e pedina inamovibile nella gestione del CT Marcello Lippi, che guiderà gli azzurri sul tetto del mondo ai mondiali del 2006.
Torna a giocare il suo ultimo mondiale nel 2010, in Sudafrica, sempre nella nazionale di Lippi.
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