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Shock della pandemia, Confartigianato Calabria: 42mila occupati in meno
I dati dell’osservatorio dell’associazione di categoria. Matragrano: «Crollo peggiore della grande recessione»
 sabato 13 febbraio 2021 17:20
Shock della pandemia, Confartigianato Calabria: 42mila occupati in meno I principali effetti causati dall’emergenza sanitaria di cui risentiranno le imprese calabresi fino a metà 2021 sono principalmente: seri problemi di liquidità (44,4%), la riduzione della domanda a seguito delle restrizioni dovute all’attuazione dei protocolli sanitari (44,0%), seri rischi operativi e di sostenibilità dell’impresa (40,3%) e la riduzione della domanda nazionale causa minore capacità di acquisto e crollo domanda turistica (33,4%). È quanto emerge dall’indagine “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19” svolta tra il 23 ottobre e il 16 novembre 2020 a cui fa riferimento il report sui primi bilanci delle MPI calabresi e prospettive 2021 a cura dell’Osservatorio MPI Confartigianato Calabria che fa il punto anche sulla situazione occupazionale. «La pandemia ha comportato uno shock al fabbisogno di liquidità delle imprese – spiega il presidente di Confartigianato Imprese Calabria, Roberto Matragrano -. Lo strumento a cui hanno fatto maggiore ricorso le imprese per soddisfare tale fabbisogno causato dall’emergenza è il debito bancario (36,8%), sostenuto da strumenti come la garanzia pubblica. La crisi della domanda sul mercato interno, e man mano sui mercati esteri causata dal blocco a singhiozzo delle attività, e dopo lo stop di due mesi del lockdown di marzo aprile che ha portato ad una dannosa frenata produttiva, ha creato una diffusa incertezza che continua a sentirsi, legata anche ai ritardi nel tempo di recupero e alle criticità nei mercati globali. Le imprese non riescono a generare i flussi di cassa necessari a garantire l’ordinaria operatività aziendale, da qui la necessità di ricorrere a strumenti che possano garantire una liquidità sempre più difficile da reperire». I dati Gli altri strumenti a cui hanno fatto maggior ricorso da giugno a novembre 2020 sono: attività liquide presenti in bilancio (25,3%), modifica delle condizioni e dei termini di pagamento con i fornitori (24,7%) e ricorso a margini disponibili sulle linee di credito (15,2%).
Sul fronte dei finanziamenti, la richiesta di garanzia pubblica è stata avanzata da giugno a novembre 2020 dal 40,9% delle imprese, quota maggiore rispetto alla media nazionale, pari al 37,7%. Quelle che non l’hanno richiesta per difficoltà ad accedere alle misure si attesta al 21,7%, di molto superiore all’11,3% nazionale. Sul fronte occupazionale, nonostante siano ancora attive misure di sostegno (blocco licenziamenti e ammortizzatori sociali), al III trimestre del 2020 si contano 531 mila occupati, 42 mila in meno (- 7,3%) rispetto al III trimestre 2019. «La perdita più elevata rispetto a quella rilevata durante la Grande Recessione (2008-2010), dove furono 23 mila gli occupati persi, e di poco inferiore alla perdita registrata durante la Crisi del debito sovrano (2011-2013), quando furono 46 mila gli occupati persi», fa notare ancora il presidente di Confartigianato Imprese Calabria. Il clima di incertezza che ha caratterizzato l’intero anno ha comportato effetti negativi anche sulle nuove assunzioni, che nei primi 9 mesi dell’anno sono scese del 10,5% rispetto ai primi 9 mesi del 2019; si tratta di 29 mila avviamenti in meno. Trend negativo fortemente influenzato dalla drastica riduzione di nuovi avviamenti nel trimestre nero dell’anno (II trimestre 2020). «Ma se da un lato ci troviamo di fronte ad una situazione difficile sul fronte occupazionale – conclude il presidente Matragrano – dall’altro rileviamo il paradosso che si manifesta nel momento in cui a fronte di un mercato del lavoro in difficoltà, con la platea di occupati in costante contrazione e le nuove assunzioni ridotte al limite, aumenta la difficoltà di reperire manodopera specializzate». Le categorie più colpite L’Osservatorio della Confartigianato Imprese Calabria mostra come la quota di entrate per cui le imprese lamentano difficoltà di reperimento sale di 5,2 punti nel 2020 rispetto al 2019, passando dal 19,8% al 25,0%. La difficoltà di reperimento ad inizio anno (gennaio 2021) è molto elevata non solo per le professioni legate alla gestione della pandemia, ma anche per figure tecniche e operai specializzati. Queste le figure: Specialisti in scienze economiche e gestionali di impresa (72,7%), Operatori della cura estetica (56,5%), Tecnici delle vendite, del marketing e della distribuzione commerciale (50,6%), Farmacisti, biologi e altri specialisti delle scienze della vita (50,0%), Operai nelle attività metalmeccaniche richiesti in altri settori (44,4%), Progettisti, ingegneri e professioni assimilate (43,8%), Conduttori di macchinari mobili (40,5%) e Conduttori di mezzi di trasporto (40,1%).
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